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Normativa


  CENNI DI LEGISLAZIONE VENATORIA

 

A chi appartiene la fauna selvatica?


La fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell’interesse della comunità nazionale e internazionale. La selvaggina è un bene essenziale all’equilibrio della natura e all’ambiente.

 

Cosa si intende per fauna selvatica?


Fanno parte della fauna selvatica, oggetto della tutela, tutti i mammiferi e gli uccelli dei quali esistono popolazioni viventi, in modo stabile o temporaneo, in stato di libertà sul territorio
nazionale.

 

In che cosa consiste l’attività venatoria?


Nel rispetto della tutela più generale, l’attività venatoria è soltanto una concessione che lo Stato rilascia ai cittadini, che la richiedono, e che abbiano i requisiti previsti dalla Legge 157/1992. L’esercizio di tale attività consiste in ogni atto diretto all’abbattimento o alla cattura di fauna selvatica con l’impiego dei mezzi consentiti dalla legge.

 

Che cosa si intende per specie particolarmente protette?


Si intendono quelle specie che godono di una protezione rinforzata o speciale in quanto sono poconumerose o in via di estinzione.

 

Quali sono?


Tra i mammiferi: lupo, sciacallo dorato, orso, martora, puzzola, lontra, gatto selvatico, lince, foca monaca, tutte le specie di cetacei, cervo sardo, camoscio d’Abruzzo.
Tra gli uccelli: marangone minore, marangone dal ciuffo, tutte le specie di pellicani, tarabuso, tutte le specie di cicogne, spatola, mignattaio, fenicottero, cigno reale, cigno selvatico, volpoca, fistione turco, gobbo rugginoso, tutte le specie di rapaci diurni, pollo sultano, otarda, gallina prataiola, gru, piviere tortolino, avocetta, cavaliere d’Italia, occhione, pernice di mare, gabbiano corso, gabbiano corallino, gabbiano roseo, sterna zampenere, sterna maggiore; tutte le specie di rapaci notturni, ghiandaia marina, tutte le specie di picchi, gracchio corallino, e tutte le altre specie che direttiva comunitaria o convenzioni internazionali o apposito decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri indicano come specie in estinzione.

 

Quale sanzione è prevista per colui che abbatte un animale particolarmente protetto?


All’arresto da due a otto mesi o l’ammenda da Euro 774,00 a Euro 2025,00, sequestro delle armi, della fauna selvatica e dei mezzi di caccia, tranne i cani e i richiami vivi autorizzati.

 

E’ consentita l’uccellagione?


La normativa vieta su tutto il territorio nazionale ogni forma di uccellagione e di cattura di uccelli e di mammiferi selvatici, nonché il prelievo di uova, nidi e piccoli nati. (Salvo per sottrarli a sicura distruzione, es. incendio, sfalcio di un campo, ecc.).

 

E’ consentito l’utilizzo delle reti in alcuni casi? Quali?


E’consentito a scopo di studio da parte di personale qualificato degli Istituti Scientifici, Laboratori, Università e del C.N.R. e dei Musei di Storia Naturale, ed anche per l’inanellamento degli uccelli a fini scientifici, organizzata e coordinata dall’I.S.P.R.A. (ex I.N.F.S). Sempre vietato l’uso e la detenzione da parte dei privati.

 

Da chi può essere svolta l’attività di inanellamento?


Esclusivamente dai titolari di specifiche autorizzazioni rilasciate dalle Regioni, su parere dell’ .S.P.R.A. (ex. INFS) - Il parere è subordinato alla partecipazione a specifici corsi di istruzione, organizzati dallo stesso Istituto e al superamento dell’esame finale.

 

Quale Ente può procedere alla cattura di uccelli da cedere a scopo di richiamo?


La Provincia, debitamente autorizzata dalla Regione, previo parere dell’ I.S.P.R.A. (ex.I.N.F.S.), può procedere alla cattura di specie cacciabili, che dopo essere state inanellate, possono essere cedute a scopo di richiamo.

 

Quali specie possono essere catturate a scopo di richiamo?


Allodola, cesena, tordo bottaccio, tordo sassello, merlo, pavoncella e colombaccio.

 

Che cosa si intende per esercizio venatorio consentito?


Qualsiasi atto diretto all’abbattimento di selvaggina consentita, mediante ricerca o attesa, secondo le modalità, i tempi e con i mezzi consentiti dalla legge.

 

Quali altri casi possono essere considerati esercizio venatorio?


Vagare o soffermarsi con armi o altri arnesi idonei alla caccia in attitudine di ricerca o in attesa di selvaggina per abbatterla. E’ quindi in atteggiamento di caccia tanto chi abbatte quanto chi si aggira per la campagna con il fucile o adoperi altri arnesi che possono servire a catturare la selvaggina.
Allo scopo di stabilire se vi sia o meno esercizio di caccia, non è necessario che il cacciatore abbia esploso dei colpi con l’arma di cui è in possesso.

 

Quali sono le condizioni indispensabili per poter esercitare la caccia?


L’esercizio della caccia è consentito purché non contrasti con l’esigenza di conservazione della selvaggina e non arrechi danno effettivo alle produzioni agricole.

 

A chi appartiene la selvaggina abbattuta?


A chi l’abbatte e la cattura nell’osservanza della legge. L’investimento con l’auto non porta al possesso della selvaggina che deve essere consegnata alle autorità.

 

Quali sono i documenti necessari per esercitare la caccia?


Licenza di caccia, assicurazione per responsabilità civile, tesserino venatorio e tesserino di abbattimento fornito dall’Ambito Territoriale di Caccia.

 

Come si ottiene la licenza di caccia?


Occorre aver compiuto il 18° anno di età, superare un esame di abilitazione all’esercizio venatorio, da sostenersi presso la Provincia di residenza. Ottenuto l’attestato di abilitazione, la
documentazione va inoltrata alla Questura competente territorialmente. La durata della concessione è di anni sei (rinnovabile previa visita medica).

 

Quali versamenti occorre effettuare per il rilascio/rinnovo della licenza di caccia?


Annualmente occorre provvedere ad effettuare:
- un versamento di c.c.p. per tasse di concessione governativa;
- un versamento di c.c.p. di tasse di concessione regionale.
I suddetti versamenti non vanno effettuati, qualora nell’anno non si intende esercitare la caccia.
I versamenti dovuti per i rinnovi annuali, vanno sempre effettuati con la data di rilascio della licenza.

 

Quale obbligo impone la legge al neo cacciatore?


Chi abbia conseguito la licenza per la prima volta, nei 12 mesi successivi alla data del 1° rilascio potrà esercitare l’esercizio venatorio solo se accompagnato da altro cacciatore munito di licenza da almeno 3 anni. Il neo cacciatore dovrà restare in contatto visivo o di voce con l’accompagnatore, onde consentire a quest’ultimo di intervenire.

Chi provvede al rilascio del tesserino venatorio e a che cosa serve detto documento?


Il tesserino viene di norma rilasciato dalla Provincia di residenza del cacciatore. In detto tesserino vanno effettuate le annotazioni relative ai giorni di caccia effettuati in Regione o fuori Regione. Esso è uno strumento di controllo in ordine al corretto esercizio della caccia. A termine della stagione venatoria, il documento va restituito obbligatoriamente alla Provincia che lo ha rilasciato.

 

Come deve essere trasportata un’arma?


Scarica e riposta in custodia. (Un tempo il porto d’arma era anche per uso caccia e consentiva il porto del fucile anche per la difesa personale, oggi è un porto solo per uso caccia ed esclude il porto, ossia con arma carica, in altre occasioni. E’ sempre consentito il trasporto, con arma scarica e in custodia, per giustificati motivi, fuori periodo e zona di caccia; es. tiro al volo, riparazione presso un’armeria, viaggi di caccia all’estero).

 

In quali luoghi è vietato portare armi cariche?


E’ vietato a chiunque portare armi da sparo per uso di caccia cariche anche, in posizione di sicurezza, all’interno di centri abitati o a bordo di veicoli di qualunque genere; trasportare o portare le stesse armi cariche nei periodi e nei giorni non consentiti per la caccia, nonché in zone ove l’attività è vietata.

 

Come vanno custodite le armi?


La custodia delle armi e munizioni deve essere assicurata con ogni diligenza in modo da prevenire il furto o l’incauto uso da parte di persone non abilitate, in particolare dei minori.
Quali limiti di tempo impone la legge per l’esercizio della caccia ? La legge sottopone tutto il territorio nazionale a regime di caccia programmata e l’esercizio venatorio è soggetto a limitazioni di tempo, di luogo e numero di capi da abbattere per ciascuna specie cacciabile.

 

Cosa si intende per limitazione di tempo?


Si intende limitazione di giornate ed orari. In particolare le giornate di caccia settimanale non possono essere superiori a tre. Le Regioni possono consentire la libera scelta al cacciatore
escludendo le giornate di martedì e venerdì, nei quali l’esercizio venatorio è in ogni caso sospeso (silenzio venatorio).

 

Durante una giornata quando è consentita la caccia?


Da un’ora prima del sorgere del sole fino al tramonto. (Eccezioni: beccaccia e beccaccino dopo il sorgere del sole e caccia di selezione agli ungulati fino a un’ora dopo il tramonto).

 

Che cos’è il calendario venatorio?


E’ un documento che viene predisposto dalla Regione entro il 15 giugno di ogni anno, nel quale sono indicate le date di apertura e chiusura delle varie specie cacciabili, il numero massimo di capi da abbattere in ciascuna giornata di caccia, nonché il regolamento relativo all’intera annata venatoria.

 

Quali sono le date di apertura e chiusura della caccia?


Apertura: la terza domenica di settembre.
Chiusura generale: 31 gennaio.
Per quanto concerne l’apertura, le Regioni, attraverso il calendario venatorio, hanno la facoltà di anticipare la caccia al 1° settembre per talune specie. Per il cinghiale dal 1° ottobre al 31 dicembre o dal 1° novembre al 31 gennaio.

 

Quali luoghi sono vietati all’esercizio venatorio?


Fondo chiuso, cioè quando un fondo è chiuso da muro, rete metallica o altra effettiva chiusura, di altezza non inferiore a m. 1,20 o da corsi o specchi d’acqua perenni il cui letto abbia la profondità almeno m. 1,50 e la larghezza minima di m. 3,00.

Terreno in attualità di coltivazione, sono terreni in attualità di coltivazione:


1) Coltivazioni cerearicole ed erbacee intensive (qui il divieto di caccia sussiste dalla vegetazione al raccolto). Le coltivazioni cerealicole sono: il frumento, la segale, il riso,
l’orzo, il mais, l’avena. Le coltivazioni erbacee sono: il ravizzone , la colza, il pisello, la soia.

2) Colture orticole e floreali a cielo aperto e di serra, il divieto di caccia è perenne. Le colture orticole sono le coltivazioni degli ortaggi.

3) I vivai e i terreni di rimboschimento, per un periodo di almeno tre anni. Trattasi di terreno dove si producono piantine che verranno poi trapiantate altrove per farle crescere.

4) Prati artificiali irrigui. Il divieto sussiste dalla ripresa della vegetazione al termine del taglio. Sono prati artificiale quelli di erba medica e di trifoglio.

5) I vigneti, i frutteti e gli oliveti specializzati. Giardini – Parchi pubblici e privati – Parchi storici e archeologici – Terreni adibiti ad attività sportive – Parchi Nazionali – Parchi Naturali – Parchi Naturali Regionali – Riserve Naturali – Oasi di Protezione – Zona di ripopolamento e cattura – Centri pubblici e privati di riproduzione della fauna selvatica – Foreste demaniali – Zona militari o monumenti nazionali – Specchi d’acqua ove si esercita l’industria della pesca – aie e corti – nelle zone comprese nel raggio di cento metri da immobili, fabbricati e stabili adibiti a abitazione o a posto di lavoro e a distanza inferiore a 50 metri da vie di comunicazione ferroviaria ed a strade carrozzabili. Nelle strade poderali ed interpoderali – terreno, per la maggior parte, coperto di neve – stagni e specchi d’acqua coperti da ghiaccio e su terreni allagati da piene di fiume – nelle aziende faunistiche e negli A.T.C. se non autorizzati.

 

Che cosa si intende per strada carrozzabile?


Quella via di comunicazione che è percorribile in ogni stagione da veicoli.

 

Cosa si intende per strada poderale e strada interpoderale?


Dicesi strada poderale la strada che serve normalmente un limitato numero di persone addette ad un podere e li si ferma senza proseguire. Dicesi invece interpoderale quella strada che serve più poderi, ma che comunque termina sempre senza sfociare in una strada di comunicazione.

 

Quando un terreno si deve considerare coperto di neve?


Quando la maggior parte della zona in cui si trova il terreno ove si intende cacciare, risulta coperta di neve.

 

Perché la caccia è vietata ove il terreno è coperto di neve?


Per una ragione di tutela della selvaggina; infatti non solo quando c’è la neve è facilmente individuabile la traccia del selvatico, ma soprattutto perché gli animali si concentrano, per potersi sfamare, in zone prive di neve. (Fa eccezione la caccia di selezione agli ungulati).

 

Qual è la distanza di sicurezza da rispettare quando si spara in direzione di case, vie di
comunicazione, ecc.?


150 metri con uso di fucile da caccia ad anima liscia con munizione spezzata, o a distanza corrispondente a non meno di una volta e mezza la gittata massima in caso di uso di altre armi
(canna rigata).

 

Che cos’è la gittata massima?
E’la distanza che intercorre tra il punto di sparo e il punto di caduta del proiettile al suolo.

 

Quali sono i mezzi di caccia consentiti dalla legge?


1) Fucile con canne ad anima liscia fino a due colpi;


2) Fucile con canne ad anima liscia, semiautomatico o a ripetizione, limitato a sparare, con apposito accorgimento tecnico, non più di tre colpi consecutivi, di cui due nel serbatoio ed
uno in canna; (due colpi soli in zona alpi)

3) Fucile a due o tre canne (combinato) di cui una o due ad anima liscia ed una o due a canna rigata; (vietato in certe zone alpine)

4) Falco da falconeria appositamente addestrato che afferra ed uccide la selvaggina;

5) Arco.

 

Con quale tipo di munizioni possono essere cacciati gli ungulati?


Con munizione a palla unica.

 

Quali sono le armi vietate per l’esercizio venatorio?


Tutte le armi ad aria compressa o altri gas compressi, così come le armi da sparo munite di silenziatore o impostate con scatto provocato dalla preda. Sono altresì vietate tutte le armi di calibro superiore al 12 per la canna ad anima liscia, e di calibro inferiore a mm. 5,6 e bossolo a vuoto di altezza inferiore o pari a mm. 40, per le armi ad anima rigata.

 

Cosa deve fare il cacciatore dopo aver sparato?


Provvedere a raccogliere il bossolo della cartuccia che non può essere abbandonato sul terreno.

 

Quali sono i richiami vivi di cattura di cui è consentito l’uso?


Allodola, cesena, tordo sassello, tordo bottaccio, merlo, pavoncella e colombaccio.

 

Quanti animali da richiamo possono essere detenuti?


Per i cacciatori che esercitano la caccia da solo appostamento fisso, il numero massimo degli uccelli detenibili è di n. 10 unità per singola specie, fino ad un massimo complessivo di 40 unità. Per coloro che esercitano la caccia da appostamento temporaneo con richiami vivi, il patrimonio di cui sopra non potrà superare il numero massimo complessivo di dieci unità.
Tutti i richiami debbono essere identificabili mediante anello inamovibile, numerato secondo le norme regionali.
La sostituzione di un richiamo di cattura può avvenire soltanto dietro presentazione all’Ente competente del richiamo morto da sostituire. E’ vietata la vendita di uccelli di cattura utilizzabili come richiami vivi per l’attività venatoria.

 

Quali sono i richiami acustici vietati?


I richiami acustici a funzionamento meccanico, elettromagnetico o elettro-meccanico, con o senza amplificazione del suono.

 

Cosa si intende per richiamo acustico?


Un richiamo che riproduce il verso dell’uccello.

 

Quali sono i richiami consentiti?


Fischietti o altri strumenti a bocca, qualsiasi stampo di plastica, purché non corredato da dispositivi abbaglianti o rifrangenti la luce; uccelli imbalsamati, purché di specie cacciabili; le girandole, purché le specie raffigurate (se imbalsamate) siano cacciabili e siano sprovviste di dispositivi abbaglianti.

 

Quali sono le specie cacciabili dalla terza domenica di settembre al 31 di dicembre?


Quaglia, tortora, merlo, allodola, starna, pernice rossa, pernice sarda, lepre comune, lepre sarda, coniglio selvatico, mini lepre.

 

Quali sono le specie cacciabili dalla terza domenica di settembre al 31 di gennaio?


Cesena, tordo bottaccio, tordo sassello, fagiano, germano reale, folaga, gallinella d’acqua, alzavola, canapiglia, porciglione, fischione, codone, marzaiola, mestolone, moriglione, moretta, beccaccino, colombaccio, frullino, combattente, beccaccia, cornacchia nera, pavoncella, cornacchia grigia, ghiandaia, gazza, volpe. Le Regioni possono comunque modificare quanto previsto dalla Legge nazionale con il calendario venatorio.

 

Quali sono le specie cacciabili dal 1°ottobre al 30 novembre?


Pernice bianca, fagiano di monte, coturnice, camoscio alpino, capriolo, cervo, daino, muflone con esclusione della popolazione sarda, lepre bianca.

 

Chi può predisporre variazioni dell’elenco delle specie cacciabili?


Il Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministero dell’Agricoltura e Foreste, d’intesa col Ministero dell’Ambiente, sentito l’ISPRA (ex. I.N.F.S.), in conformità delle vigenti
direttive comunitarie ed alle convenzioni internazionali sottoscritte, tenendo conto della consistenza delle singole specie sul territorio, nonché le Regioni.

 

Chi può vietare o ridurre la caccia?


La Regione: a) per periodi prestabiliti a determinate specie a seguito di importanti e motivate ragioni connesse alla consistenza faunistica; b) sopravvenute particolari condizioni ambientali, stagionali o climatiche; c) malattie; d) calamità.

 

Chi provvede al controllo della fauna selvatica nelle zone vietate alla caccia?


Le Province, per la migliore gestione del patrimonio zootecnico, per la tutela del suolo, per motivi sanitari, per la selezione biologica, per la tutela del patrimonio storico - artistico e delle produzioni zoo - agro - forestali ed ittiche, provvedono al controllo delle specie di fauna selvatica anche nelle zone vietate alla caccia. Tale controllo, nelle zone vietate alla caccia, è esercitato selettivamente sentito l’Osservatorio Faunistico Regionale. La Provincia può autorizzare piani di abbattimento d’intesa con gli ATC.

 

Chi può partecipare a questi piani di abbattimento?


I piani devono essere attuati dalle guardie venatorie dipendenti dalle Province e dalle guardie venatorie volontarie. I soggetti attuatori possono avvalersi dei proprietari o conduttori dei fondi sui quali si attuano i piani medesimi, purché muniti della licenza per l’esercizio venatorio, nonché delle guardie forestali, delle guardie comunali munite di licenza per l’esercizio venatorio e dei cacciatori iscritti o ammessi agli ATC interessati nominativamente segnalati dai comitati di gestione.

 

Quali sono i modi di caccia vietati?


La caccia a rastrello in più di tre persone; l’utilizzo a scopo venatorio di scafandri e tute impermeabili da sommozzatore negli specchi o corsi d’acqua; sparare da veicoli a motore o da
natanti o da aeromobili; usare il segugio nella caccia al camoscio; effettuare la posta alla beccaccia e la caccia da appostamento sotto qualsiasi forma al beccaccino.

 

Cosa si intende per caccia al rastrello?


Quella esercitata da un gruppo di quattro o più persone che, allineate, concorrono a setacciare una determinata zona.

 

A chi è affidata la vigilanza venatoria?


La vigilanza è affidata alle Province e agenti dipendenti dalle Province, agli ufficiali, sottoufficiali e guardie del Corpo Forestale dello Stato, alle guardie addette ai parchi naturali e regionali, agli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria, alle guardie giurate comunali, forestali e campestri, alle guardie private giurate e alle guardie ecologiche e zoofile riconosciute.
Inoltre, concorrono nella vigilanza le guardie volontarie delle associazioni venatorie nazionali, agricole e di protezione ambientale, riconosciute a livello nazionale, alle quali sia riconosciuta la qualifica di guardia giurata ai sensi del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza.

 

Che cosa è il Piano Faunistico Venatorio?


Tutto il territorio agro – silvo – pastorale è soggetto alla pianificazione faunistica – venatoria che Province e Regioni sono chiamate ad attuare attraverso una destinazione differenziata del territorio stesso. Tale pianificazione punta alla conservazione della fauna selvatica al fine di conseguire la densità ottimale attraverso il miglioramento delle risorse dell’ambiente e la regolamentazione del prelievo venatorio. La caccia è ammessa, dunque, e giustificata purché rappresenti una fonte di prelievo razionale, proporzionato alla consistenza del patrimonio faunistico. Chi provvede alla predisposizione del piano faunistico venatorio? La Provincia per il territorio di competenza; la Regione provvede al coordinamento dei vari piani faunistici provinciali.

 

Cosa deve prevedere il piano faunistico venatorio?


Le Province sono incaricate di predisporre i piani faunistici venatori che hanno durata
quinquennale. I piani faunistici venatori contemplano molteplici istituti di natura diversa, quali:
- le oasi di protezione, destinate al rifugio, alla riproduzione e alla sosta della fauna selvatica;
- le zone di ripopolamento e cattura, destinate alla riproduzione della selvaggina e alla cattura della stessa per l’immissione sul territorio in tempi e condizioni utili all’ambientamento fino alla ricostituzione e stabilizzazione della densità faunistica ottimale per il territorio;
- i centri pubblici di riproduzione della selvaggina allo stato naturale ai fini di ricostituzione delle popolazioni autoctone;
- i centri privati di riproduzione di fauna selvatica allo stato naturale organizzati in forma di 
azienda agricola singola, consortile o cooperativa ove è vietato l’esercizio venatorio ed è consentito il prelievo che non può essere esercitato in forma di caccia, di animali allevati e appartenenti a specie cacciabile da parte del titolare dell’impresa agricola, di dipendenti della stessa e di persone nominativamente indicate;
- le zone e i periodi per l’addestramento, l’allenamento e le gare di cani anche su fauna selvatica naturale o con l’abbattimento di fauna di allevamento appartenente a specie cacciabili;
- i criteri per la determinazione del risarcimento in favore dei conduttori dei fondi rustici per i danni arrecati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole;
- i criteri per la corresponsione degli incentivi in favore dei conduttori dei fondi rustici che si impegnino alla tutela e al ripristino degli habitat naturali e all’incremento della fauna selvatica nelle Oasi e nelle Zone di ripopolamento;
- l’identificazione nelle zone in cui sono collocabili gli appostamenti fissi.

 

Come può essere esercitata l’attività venatoria?


In tre modi:
- caccia vagante;
- caccia da appostamento che si suddivide in appostamento fisso e temporaneo;
- vagante in zona Alpi.

 

Qual è la differenza tra appostamento fisso e appostamento temporaneo?


Sono appostamenti fissi quelli costruiti in muratura o altro materiale che hanno durata non inferiore all’annata venatoria. L’autorizzazione deve essere richiesta alla Provincia ed è necessario allegare inoltre il consenso scritto del proprietario o del conduttore del terreno, lago o stagno privato. Oltre al titolare dell’autorizzazione possono accedere nell’appostamento fisso fino a sei persone indicate dallo stesso titolare. L’appostamento fisso è soggetto al versamento della tassa di concessione regionale.
Sono appostamenti temporanei quelli costituiti da ripari di fortuna o da attrezzature smontabili che non abbiano durata superiore ad una giornata di caccia.

 

Qual è la distanza minima che deve intercorrere tra due appostamenti fissi?


Minimo 200 metri tra di loro e 500 metri rispetto alle zone di tutela.

 

Che cos’è l’Ambito territoriale di caccia (A.T.C.)?


Il territorio agro – silvo – pastorale destinato all’attività venatoria nella forma di caccia programmata viene denominato A.T.C.
Devono avere estensione sub-provinciale ossia devono esserci almeno 2 ATC per provincia. Non è indicata una sperficie minima per ATC.

 

Quali sono gli adempimenti del cacciatore per l’accesso all’Ambito Territoriale?


Il cacciatore ha diritto all’accesso nell’ATC istituito nel corrispondente comprensorio in cui risiede, o in cui è nato o dove è stabilmente dimorante per motivi di pubblico servizio, previa rinuncia dell’ATC di residenza, ovvero nell’ATC all’interno del quale è localizzato l’appostamento fisso di cui e titolare. La Provincia competente su specifica ed iniziale richiesta inoltrata dagli interessati entro i termini prefissati, iscrive i cacciatori negli ATC di competenza. Nelle annate successive a quella della prima iscrizione e fermo restando il possesso dei requisiti necessari, il cacciatore conferma l’iscrizione all’ambito di competenza inoltrando alla Provincia competente, contestualmente alla riconsegna del tesserino regionale che deve essere improrogabile del 15 marzo di ogni anno, ricevuta dell’avvenuto versamento della quota di partecipazione all’ATC in cui è stato iscritto nella stagione precedente. Il cacciatore che consegue la licenza di caccia nel corso della stagione venatoria, a domanda viene iscritto nel comprensorio di residenza anche in soprannumero. Il cacciatore che intende essere ammesso in un ATC diverso da quello istituito nel comprensorio dove ha la residenza deve inoltrare, entro i termini, domanda in carta libera al comitato di gestione dell’ATC preferito. L’ammissione è subordinata alla disponibilità di posti ed al versamento della quota di partecipazione da effettuarsi entro 15 giorni dalla data di accettazione della domanda medesima.

Orario ufficio:

Lunedì:  09,00 - 12,30

Martedì: 09,00 - 12,30 / 15,30 - 19,00

Mercoledì: 09,00 - 12,30

Giovedì: 09,00 - 12,30

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